Scottie Scheffler ha difeso Bryson DeChambeau dalle accuse di comportamento fraudolento dopo la controversa penalità ricevuta all’Open Championship 2026. DeChambeau è stato sanzionato di due colpi dopo il giro del sabato per avere migliorato le condizioni dello swing mentre preparava un colpo dalla fescue profonda della buca 5.

Secondo Scheffler, osservando le immagini DeChambeau poteva essere stato «un po’ distratto» nei movimenti intorno alla palla. Il numero uno mondiale ha però dichiarato di non ritenere intenzionale il comportamento e ha ripetuto più volte che il giocatore «non è un baro».

Le dichiarazioni dopo l’ultimo giro

Scheffler ha espresso compiutamente la propria posizione domenica sera, dopo avere concluso a Royal Birkdale la difesa del titolo. Ryan Fox aveva conquistato il trofeo che Scheffler aveva detenuto nell’anno precedente. La sua rincorsa si era chiusa con un altro risultato vicino alla vittoria in un major.

Alla vigilia dell’ultimo giro, quando era stato interrogato sulla penalità, Scheffler aveva ammesso di avere «molto da dire», ma aveva evitato di sviluppare il tema perché era ancora in corsa per vincere l’ultimo major dell’anno. Tornato sull’argomento al termine del torneo, ha spiegato anche di temere che le sue parole potessero essere estrapolate dal contesto.

La sua difesa si è basata sulla conoscenza diretta di DeChambeau. Scheffler ha raccontato di conoscerlo da molto tempo e di non averlo mai visto barare. Ha citato le gare disputate da dilettanti e situazioni informali come le sfide di putting e chipping, affermando di non avere mai osservato nulla di sospetto.

La penalità e il giudizio sull’intenzionalità

Le dichiarazioni riportate distinguono due elementi presenti nel caso: da una parte la penalità di due colpi inflitta dopo il giro per il miglioramento delle condizioni dello swing; dall’altra il giudizio personale espresso da Scheffler sul comportamento e sulla reputazione di DeChambeau.

Scheffler non ha escluso che i movimenti visibili nelle immagini potessero apparire poco cauti. Ha parlato infatti della possibilità che DeChambeau fosse stato «un po’ distratto» vicino alla palla. Ha però escluso, nella propria valutazione, che il gesto fosse stato compiuto intenzionalmente.

Il materiale disponibile non riporta il testo della regola applicata, il provvedimento ufficiale o la sequenza completa delle azioni compiute nella fescue. Non contiene inoltre ulteriori dichiarazioni degli arbitri. La ricostruzione resta quindi limitata alla motivazione della penalità riferita e alle successive parole di Scheffler.

Il ruolo delle immagini televisive

Scheffler ha inserito il caso in una riflessione più ampia sul controllo dei giocatori nelle competizioni professionistiche. Ha osservato che atleti molto esposti come DeChambeau vedono praticamente ogni colpo mostrato in televisione. Ha inoltre sottolineato che le inquadrature effettuate da lontano possono offrire un’impressione diversa rispetto all’osservazione ravvicinata.

Per Scheffler occorre trovare un equilibrio nel modo in cui vengono controllati i concorrenti. Le sue parole richiamano sia la grande quantità di immagini disponibile per alcuni protagonisti sia la difficoltà di valutare un gesto attraverso una prospettiva distante. La fonte, tuttavia, non attribuisce la penalità alla notorietà o alla maggiore esposizione televisiva di DeChambeau.

Più severità e ritorno alle tradizioni

La difesa di DeChambeau è stata accompagnata da una richiesta di maggiore rigore. Scheffler ha affermato che il controllo dei giocatori dovrebbe forse diventare più severo e ha invitato il golf a tornare alle proprie tradizioni.

Per spiegare la sua posizione, ha ricordato il comportamento adottato durante la propria formazione. Quando individuava il confine tra ciò che era consentito e ciò che violava le regole, cercava di mantenersi nettamente dalla parte permessa. A suo giudizio, alcuni giocatori oggi sembrano talvolta spingersi più avanti di quanto dovrebbero rispetto a quel limite.

Scheffler ha comunque definito difficile tracciare questa linea. Le sue dichiarazioni uniscono così la richiesta di controlli più rigorosi, il richiamo a un maggiore margine di cautela e la difesa personale di DeChambeau dalle accuse di essere un baro.